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ott 17

Un po’ di Psicologia…Lettera di un Figlio al proprio Padre

LETTERA DI UN FIGLIO

Lo sai, papà, che quasi mi mettevo a piangere dalla rabbia quando ti sei arrampicato sulla rete di recinzione urlando contro larbitro?

Io non ti avevo mai visto così arrabbiato.

Forse sarà anche vero che larbitro aveva sbagliato, ma quante volte io ho fatto degli errori senza che tu mi dicessi niente?

Anche se abbiamo perso la partita per colpa dell’arbitro, come tu dici, mi sono divertito lo stesso.

Ho ancora molte gare da giocare e sono sicuro che, se non griderai più, larbitro sbaglierà molto meno.

Papà, capisci, io voglio solo giocare.

Ti prego, lasciamela questa gioia, non darmi suggerimenti che mi fanno solo innervosire: tira, passa, buttalo giù.

Se buttassero giù me, quante parolacce diresti?
Un’altra cosa: quando il mister mi sostituisce o non mi fa giocare,

non arrabbiarti, io mi diverto ugualmente, anche seduto in panchina. 

Siamo in tanti ed è giusto che giochino tutti.  

E poi, quante parolacce, urla ed imprecazioni si sentono in campo
mentre si gioca e non solo da te, ma anche da altri genitori.  

Non si agisce così,

a me hanno detto che le brutte parole non salgono in cielo perché non trovano posto,
là ci stanno solo gli angeli.

E scusami, papà, non dire alla mamma, di ritorno dalla partita:
ha vinto ed indossa la maglia numero dieci.

Dille che mi sono divertito tanto e basta. 

Non raccontare che ho fatto un gol bellissimo,

non è vero.

Ho messo il pallone dentro la porta perché un mio compagno mi ha fatto un bel passaggio

e tutti insieme abbiamo lottato per vincere. 

E poi che tormento dalla televisione ho capito che quel numero è una leggenda: tutti i grandi l’hanno indossato:

Sivori, Rivera, Platini; Maradona, Ronaldo, Baggio, Del Piero.

Ma loro sono nati artisti con dei cervelli carichi di idee,

con la fantasia come la pittura di Van Gogh o la musica di Beethoven.

E qui mi viene da ridere, papà, perché io non conosco la musica e sono pure stonato.

E allora?


Ascoltami, papà, non venire nello spogliatoio al termine della partita

per vedere se faccio bene la doccia o se so vestirmi. 

Che importanza ha se metto la maglietta storta?

 

Devo imparare da solo.


Stai sicuro che diventerò grande e sarò bravo a scuola, anche se avrò la maglietta rovesciata. 

 

E lascia portare a me il borsone. 

 

Guarda, cè stampato il nome della squadra

e mi fa piacere far vedere a tutti che gioco a pallone.

E sai, non volevo dirtelo perché sono ancora piccolo,

ma a scuola le fidanzatine sono in aumento. 

 

Non prendertela, papà,
se ti ho detto queste cose. 

 

Lo sai che TI VOGLIO BENE,

ma adesso è già tardi, devo correre all’allenamento.

Se arrivo in ritardo il mister non mi farà giocare.

Anche se ho capito che non sarò mai un campionissimo.

A me piace allenarmi e giocare la partita.

Sono sereno e felice quando corro nel campo,

mi sento libero,

libero come il vento e l’acqua che scorre nel fiume.

 

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